Una pelle dall’aspetto sano e luminoso potrebbe essere più di un semplice ideale estetico. Le ricerche dell’University of St Andrews suggeriscono che sottili variazioni del colore della pelle associate ai carotenoidi possono influenzare quanto un viso appaia sano e attraente.
I carotenoidi sono pigmenti gialli, arancioni e rossi presenti naturalmente in molti frutti e verdure. Il beta-carotene, il licopene e altri composti correlati sono esempi ben noti. Quando vengono assunti, alcuni carotenoidi si accumulano nella pelle, dove possono contribuire a una sottile tonalità giallo-dorata. Le ricerche suggeriscono che gli esseri umani sono sensibili a queste differenze nell’aspetto del viso.
I ricercatori Ian Stephen, Vinet Coetzee e David Perrett hanno studiato questo fenomeno in una serie di studi pubblicati su Evolution and Human Behavior. Hanno riscontrato che un maggiore consumo di carotenoidi, frutta e verdura era associato a una maggiore tonalità gialla della pelle, con misurazioni cutanee coerenti con una maggiore pigmentazione da carotenoidi.
Ma il risultato particolarmente interessante riguardava la percezione.
Quando ai partecipanti è stato consentito di modificare fotografie di volti per farli apparire il più sani possibile, hanno aumentato la colorazione della pelle associata ai carotenoidi. I ricercatori hanno scoperto che questa colorazione contribuiva maggiormente all’aspetto sano preferito rispetto a variazioni equivalenti associate alla pigmentazione della melanina. I risultati hanno sostenuto l’idea che la colorazione da carotenoidi possa fungere da segnale visibile associato all’alimentazione e alla salute percepita.
Ricerche successive di St Andrews hanno esaminato più direttamente l’attrattiva. Carmen Lefevre e David Perrett hanno confrontato la colorazione del viso associata ai carotenoidi con quella associata alla melanina. Livelli più elevati di entrambe sono stati giudicati più attraenti rispetto a livelli più bassi, ma quando l’entità del cambiamento di colore era equivalente, i partecipanti preferivano costantemente la colorazione da carotenoidi rispetto a quella da melanina.
In altre parole, il desiderabile “bagliore dorato” non equivale necessariamente ad avere semplicemente un’abbronzatura più scura.
Potrebbe esserci una spiegazione evolutiva. In molte specie animali, la colorazione basata sui carotenoidi agisce come segnale visibile nella selezione del partner. I carotenoidi svolgono inoltre funzioni antiossidanti e, nell’uomo, la loro colorazione della pelle è associata al consumo di frutta e verdura. I ricercatori hanno quindi proposto che la sensibilità umana alla pelle ricca di carotenoidi possa rappresentare un segnale percettivo legato alla condizione e alla salute.
Un altro studio di St Andrews ha inoltre verificato se le persone preferissero semplicemente il colore in sé. I ricercatori hanno confrontato volti normali con immagini mescolate contenenti colori comparabili. L’aumento della colorazione da carotenoidi migliorava l’attrattiva dei volti, ma non produceva lo stesso effetto nelle immagini mescolate. Ciò suggerisce che la preferenza sia specificamente legata al modo in cui il colore appare sulla pelle del viso umano, piuttosto che a una semplice preferenza generale per le tonalità giallo-dorate.
La ricerca indica quindi un principio interessante dell’aspetto umano: ciò che percepiamo come un incarnato vitale e sano può riflettere in parte pigmenti biologici derivati dall’alimentazione.
La familiare idea che qualcuno sembri “risplendere” potrebbe avere più basi scientifiche di quanto immaginiamo.